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Agnello Pasquale - Favara

L'Agnello pasquale è un dolce tipico favarese, che i bambini in particolare adorano tanto.

L'agnello pasquale è un dolce realizzato da pasta reale (pasta di mandorle) e pistacchio. Richiama molto la frutta martorana.

Le sue origini risalgono alla fine dell'800 ed i primi anni del '900.
Si narra che le prime donne a preparare questo dolce furono le suore del Collegio di Maria del quartiere "Batia" di Favara. Il perchè non si sa. Per certo però la ricetta veniva tramandata dalle suore più anziane alle più giovani oralmente.

Per trovare la prima ricetta scritta dell'agnello pasquale bisogna aspettare il 1898. Data in cui una ricca famiglia della borghesia agraria e solfiera favarese mise tutto per iscritto.

All'epoca il dolce non era molto diffuso.
Lo si preparava solo in alcune famiglie, messo all'ombra da altri dolci tipici siciliani (ed in questo siamo dei maestri nel mondo!! Provate a mangiare dei dolci fuori dalla Sicilia) come i cannoli.

In tutti i casi, di generazione in generazione, la ricetta è stata tramandata ed è arrivata fino ai nostri tempi. E' consuetudine un po' di tutta la Sicilia preparare l'agnello o pecorella (io la chiamavo così) pasquale. Però a Favara la produzione cominciò a diventare esagerata dopo il 1950. Lo fu a tal punto che la città prese l'epiteto di " Città dell'Agnello pasquale". C'è anche una sagra a tema, durante la quale i turisti possono assistere alla preparazione del dolce favarese grazie agli alunni dell'Istituto alberghiero Gaspare Ambrosini di Favara, che mostrano tutte le fasi della realizzazione dell'agnello pasquale: dalla preparazione degli impasti all'assemblaggio del dolce, per finire con le varie decorazioni.


Frutta Martorana - Agrigento

Solo a guardarla, è impossibile frenare l’acquolina in bocca. Non c’è pasticceria in Sicilia che non la esponga in vetrina con arte. La frutta Martorana è un dolce realizzato con la pasta di mandorle, o “pasta reale”, deliziosa invenzione araba, degna, per la sua dolcezza e raffinatezza, dei più nobili palati.
Venne preparata per la prima volta a Palermo, nel monastero benedettino fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana, della quale, sia l’edificio che il dolce, conservano ancora il nome. Le monache realizzavano questi dolcetti nel giorno della commemorazione dei defunti. Erano talmente orgogliose della bellezza e abbondanza dei frutti del loro giardino, da farne artistiche riproduzioni con la pasta reale. Ecco come nasce la frutta Martorana, deliziosa a guardarsi, sublime in bocca.
Mettete quindi alla prova la vostra creatività: Gustosissimo vi dà la ricetta, voi, aggiungete l’arte!


Cubbaita Siciliana - Agrigento

Cubbaita Siciliana

Il Natale è oramai alle porte e ci sembra doveroso rendere omaggio ad un’antichissima ricetta che si narra provenga dai Saraceni, ma che in Sicilia è diventato un elemento immancabile sulla tavola della festa e sulle bancarelle delle feste patronali.

Oggi parleremo di dolcezza e tradizione che si mescolano dando vita ad una croccante prelibatezza, che riporta la mente ai giorni dell’infanzia quando le mamme o le nonne invitavano figli e nipoti a mescolare il dorato composto nella pentola e a mangiarlo solo dopo averlo fatto raffreddare su un piano di marmo. Parliamo della Cubbaita, che sebbene venga spesso associata al torrone, è qualcosa di diverso, di più romantico e poetico.

L’origine del termine Cubbaita deriva dall’arabo “quibbiat” che significa mandorlato, e viene utilizzato nella parte orientale della sicilia per indicare questa barretta di mandorle, miele e pistacchi, che nella parte orientale dell’isola, per via della sostituzione delle mandorle con i semi di sesamo, viene chiamata “giuggiulena”, perchè giolgiolan o giulgiulan è il termine utilizzato dagli arabi per indicare proprio il sesamo.

La preparazione della Cubbaita è alquanto semplice, ma come tutte le ricette nasconde un insidia: la cottura è infatti un passaggio delicato, si deve fare attenzione a non far bruciare nè le mandorle nè il miele.


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